L’arte perduta dell’ascolto (che Plutarco aveva già capito 2.000 anni fa)
Claudio Venturoli
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L’arte perduta dell’ascolto (che Plutarco aveva già capito 2.000 anni fa)

È incredibile come problemi che sembrano impossibili da risolvere diventino risolvibili quando qualcuno ci ascolta.”
Carl Rogers

Viviamo nell’epoca della comunicazione istantanea, ma non dell’ascolto. In un mondo dove ognuno vuole dire la sua, chi sa veramente ascoltare si distingue. E nel coaching, questo fa tutta la differenza.

Parlare di ascolto attivo non è solo sfoggiare una tecnica raffinata o una moda da soft skill. È riconnettersi a un'arte che affonda le sue radici nell’antichità, quando già Plutarco – sì, proprio quel Plutarco, vissuto nel I secolo – scriveva un intero trattato su come predisporci, da esseri umani e non da megafoni ambulanti, all’arte di ascoltare.

🎓 Cosa c’entra Plutarco con il coaching?

Nel suo “De recta ratione audiendi” (L’arte di ascoltare), Plutarco ammonisce i giovani studenti:

“I più sbagliano, perché si esercitano nell'arte di dire prima di essersi impratichiti in quella di ascoltare…”

Non sembra una scena familiare? Riunioni dove nessuno ascolta davvero e tutti aspettano solo il loro turno per parlare. Oppure conversazioni in cui la risposta viene formulata prima ancora che l’altro abbia finito. Plutarco già lo sapeva: chi parla troppo presto non ascolta — e finisce per non essere ascoltato.

🤹‍♂️ Ascoltare è un atto volontario, non una funzione automatica

Spesso confondiamo l’udire con l’ascoltare. Ma se l’udito è un processo fisiologico, ascoltare davvero richiede intenzione. Richiede empatia, sospensione del giudizio e, soprattutto, silenzio interno.

Nel coaching, questo si traduce nel lasciare spazio al cliente per esplorare il proprio mondo interiore. Non stiamo lì per suggerire, correggere o “salvare”. L’ascolto attivo, come lo intendeva Carl Rogers, si basa su tre pilastri:

  1. Empatia – Entrare nel mondo emotivo dell’altro senza perderci il nostro.
  2. Autenticità – Essere presenti, veri, senza maschere.
  3. Accettazione incondizionata – Rispettare l’altro così com’è, anche quando è diverso da noi.

E sì, Plutarco sarebbe d’accordo.

🎭 Quando ascoltiamo futilità con attenzione e ignoriamo ciò che conta

Plutarco ironizzava su un paradosso ancora attualissimo:

“Ascoltiamo con avidità chi racconta un sogno o un pettegolezzo, ma non prestiamo attenzione a chi prova a farci crescere con un discorso serio.”

Lo facciamo anche oggi, forse più di ieri, e i social sono la dimostrazione palese di questo comportamento. Ma nel coaching, il nostro compito è proprio quello di aiutare l’altro a riconnettersi con ciò che conta. Per farlo dobbiamo ascoltare non solo le parole, ma anche le emozioni, i silenzi, i sospiri, le esitazioni.

🛠 Le tecniche che fanno la differenza

L’ascolto attivo non è improvvisazione. È disciplina. Alcuni strumenti concreti che ogni coach può affinare:

  • Minimi incoraggiamenti: quel “mh-mh”, quel sorriso, quel cenno che dice “vai avanti, ti sto seguendo”.
  • Parafrasi e riassunti: riformulare ciò che l’altro ha detto per chiarire, senza alterare il significato.
  • Restituzione: mostrare all’altro l’effetto che le sue parole hanno avuto su di noi.
  • Messaggio “Io”: evitare giudizi e parlare in prima persona dei propri vissuti.

Plutarco avrebbe apprezzato: anche lui raccomandava postura eretta, sguardo attento e un’espressione che non tradisca distrazione o arroganza.

💼 Dall’antica Grecia alla sala riunioni

L’ascolto attivo è potente non solo nel coaching, ma anche sul lavoro e nelle relazioni personali. Uno studio pubblicato dall’Harvard Business Review ha evidenziato come i dipendenti che si sentono ascoltati siano più motivati, cooperativi e orientati alla soluzione dei problemi.

In coppia, saper ascoltare con attenzione evita conflitti inutili e alimenta connessione. In azienda, migliora la leadership e la qualità delle decisioni. Ovunque, rende le persone migliori — più umane.

🧘‍♂️ Conclusione: un’arte che si allena

Plutarco ci insegna che ascoltare è un dovere, non solo un’abilità. Rogers ci ricorda che è il cuore di ogni relazione d’aiuto. E il coaching ci mostra che saper ascoltare può fare la differenza tra una conversazione dimenticabile e un cambiamento reale.

“Chi ascolta con rispetto apprende la verità, disinnesca i conflitti e migliora il mondo — uno scambio alla volta.”
— (libera parafrasi tra Rogers, Plutarco e un po’ di esperienza personale)

Allora, la prossima volta che sei in una call, in un coaching, o semplicemente in compagnia, siediti dritto, guarda negli occhi e ascolta davvero.
Scoprirai che chi ascolta… guida.

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