l contraddittorio è morto. Viva il baccano.
Basta accendere la televisione per capire che il cosiddetto “contraddittorio” non esiste più. Nei talk show, una volta, ci si confrontava. Oggi ci si azzanna. Uno parla, l’altro interrompe, il terzo urla per far vedere che c’è. Il risultato? Un grande casino in cui nessuno capisce nulla, ma tutti si sentono vincitori.
Non interessa più spiegare le proprie idee: conta solo distruggere quelle dell’altro. È il trionfo della rissa verbale, la sagra del volume alto e del pensiero corto. Il telespettatore, poveretto, dopo un’ora di questo spettacolo da bar sport, spegne la tv più confuso di prima e più convinto che tanto “sono tutti uguali”.
Così ci ritroviamo con un Paese dove la gente non vota più, non perché non gli interessi la politica, ma perché gli fa schifo lo spettacolo che ne viene fatto. E come dar loro torto?
I talk show, nati per far capire le idee, oggi servono solo a confermare i pregiudizi. Nessuno ascolta, tutti urlano, e ognuno se ne torna a casa più incollato alle proprie convinzioni di prima. Il fossato tra destra e sinistra si allarga, e nel mezzo restano solo i moderati... che nel frattempo si sono addormentati davanti allo schermo.
Altro che contraddittorio: è una corrida, senza tori ma con tanti asini.
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