Un po' di me.
Chi sono?
La domanda più difficile a cui dare una risposta che non sia banale, che non rappresenti solo quello che è la propria professione, che non sia troppo al passato ma neanche proiettata troppo in avanti.
Chi è Claudio Venturoli ora, mentre stai leggendo?
Cominciamo col dire che è una persona che alla soglia dei sessant’anni non si danna più per l’obiettivo, il che non vuol dire non averne, ma si gode il viaggio verso l’obiettivo, possibilmente trainato da una bella colonna sonora.
Che ha maturato quell’esperienza e consapevolezza che gli consente di osservare il mondo, magari stando un po' in disparte (o guardandolo da un oblò come cantava negli anni ’80 Gianni Togni), ma avendone contemporaneamente un ruolo attivo cercando di fare la propria parte, con quello che sono e non per quello che gli altri vogliono che sia.
Parlando di cose più concrete faccio l’imprenditore nel settore della consulenza aziendale in ambito processi organizzativi anche se professionalmente nasco come programmatore.
Nel 1995, durante una vacanza alle Canarie, mi capita in mano “Come ottenere il meglio da sé e dagli altri”, il libro di un ragazzotto americano che stava rivoluzionando il modo di concepire la crescita personale, un certo Anthony Robbins.
Rimango affascinato da quello che leggo, tanto da continuare con altre letture in tema (come “I sette pilastri del successo” di Stephen Covey e molti altri) e intuire che le potenzialità offerte dal cambiare il proprio modo di pensare sono realmente “una figata”.
Poi nel 1995 mi sposo: il mutuo da pagare, il lavoro che prende sempre più una fetta importante della mia vita, la nascita del primo figlio e dopo tre anni del secondo.
La crescita personale rimane congelata.
Certo, essendo una persona essenzialmente curiosa, ci sono state occasioni di tornare sull’argomento ma nulla che si potesse concretizzare in qualcosa di solido.
Fino al 2013 quando per strane coincidenze torno in contatto con il mondo della formazione, della crescita personale e del coaching, ma questa volta per rimanerci.
Dal 2013 inizio a partecipare a incontri, seminari, percorsi di formazione, accademie.
Corsi in cui un esercizio comune era quello di scrivere su un foglio la propria mission e la persona che si voleva diventare, per poi usarlo come roadmap per la propria crescita. Foglio che spesso viene messo in un cassetto e poi dimenticato.
Il mio percorso culmina nel 2022 con la certificazione ACoI e poi successivamente con le qualifiche di Life coach e di Inner Games.
Ad oggi sono sempre sposato con la prima moglie (apro una parentesi: quanti coach che si vendono come esperti di relazioni hanno alle loro spalle storie di più separazioni? Un po' di coerenza, diamine!) ho due figli più che ventenni e ho la mia azienda che mi occupa gran parte della giornata lavorativa.
Sono appassionato di sogni, che possono realmente aiutare ad avere una vita migliore e a mettersi in contatto con il proprio subconscio, e fin da bambino seguo tutto ciò che non è spiegabile, come gli ufo e la vita extraterrestre, i fenomeni paranormali e delle vite precedenti.
Mi auguro di averti dato un’idea chiara di chi sono.
Credo che, quando una persona si affida a qualcuno per un percorso di aiuto, sia importante che questa persona “risuoni” alla stessa frequenza.
Dimenticavo, ti ricordi di quell’esercizio dei corsi in cui su un foglio si scrive la propria mission e la persona che vogliamo diventare?
Poco tempo fa ne ho ritrovato uno dei primi e rileggendolo, non ricordavo neanche più di avelo fatto, mi sono reso conto che la maggior parte di quei cambiamenti che avevo scritto di voler fare e di quella persona che volevo diventare, ebbene, anche se di quel foglio me ne ero dimenticato dell’esistenza, si sono realizzati.
Il potere del proprio pensiero.