Nel mio tragitto casa-lavoro prendevo spesso la metropolitana.
Mi piace ancora oggi viaggiare in metropolitana perché hai l’occasione di vedere i diversi aspetti delle persone, tutti insieme.
Trovi il manager in giacca e cravatta con il portatile sulle gambe intento a scrivere una mail mentre sul sedile di fianco è seduta una badante dell’est.
È un luogo dove le differenze sociali vengono abbattute. Non importa se sei ricco o importante. Il posto migliore lo prende chi arriva prima.
Ed è anche interessante vedere come cambiano i viaggiatori a seconda dell’orario.
Mi stupisce che non sia stata ancora fatta un’indagine sociale sui passeggeri della metropolitana.
Una mattina a Porta Venezia sale una ragazza. Capelli rossicci, molto carina. Solito scambio di sguardi e niente più. Le mattine successive cerco di prendere lo stesso treno e la stessa porta. E la rivedo. Scambio di sguardi, qualche accenno di sorriso e finisce li.
Qualche sera dopo girando per discoteche con un mio amico la trovo in una discoteca in cui eravamo finiti perché rimbalzati da tutte le altre.
E la trovo.
Scambio di sguardi, mi viene incontro, mi spiaccica la sua bocca sulla mia. Rimaniamo così qualche decina di secondi. Prende e se ne va via con il suo fidanzato.
Mai più rivista.