Claudio Venturoli
/ Categories: Basta Sfigati!

Un giorno, preso da uno di quei momenti in cui uno pensa di poter capire l’universo facendo una domanda sui social, ho pubblicato sul mio blog un post molto semplice:

“Descrivete l’amore con tre parole.”

Mi aspettavo le solite risposte:
“passione, rispetto, complicità.”

Fine.

Invece mi è arrivato addosso un tsunami emotivo degno di una terapia di gruppo collettiva.

C’erano donne che definivano l’amore come:
“tenerezza”
“protezione”
“pace”
“casa”
“abbracci”
“fiducia”
“sostegno”
“batticuore”.

E poi, improvvisamente, in mezzo ai cuoricini e alle frasi da film romantico, comparivano risposte tipo:
“ansia”
“stress”
“pippe mentali”
“un male necessario”
“inferno, purgatorio e paradiso”.

Praticamente l’amore visto come una vacanza organizzata direttamente da Dante Alighieri.

La cosa che mi ha colpito non è stata la varietà delle risposte.
Quella me l’aspettavo.

Mi ha colpito il fatto che ogni donna parlasse di un amore completamente diverso dalle altre.

Per alcune l’amore era libertà.
Per altre presenza costante.
Per alcune era passione travolgente.
Per altre serenità e routine.
Per alcune significava ridere insieme.
Per altre sentirsi protette.
Per alcune ancora era semplicemente qualcuno che, dopo una giornata terribile, ti chiedesse:
“Com’è andata?”

E lì ho capito una cosa fondamentale:
non esiste “l’amore”.
Esiste il tuo modo di amare.
Ed esiste il tuo modo di voler essere amata.

Il problema è che spesso iniziamo relazioni senza sapere neppure quale sia il nostro.

È un po’ come entrare in un ristorante senza sapere se hai voglia di sushi, pizza o brasato al Barolo.
Risultato?
Ordini a caso.
E poi magari dici che il ristorante faceva schifo.

Molte persone non cercano davvero l’amore.
Cercano qualcuno che riempia un vuoto.
Qualcuno che anestetizzi la solitudine.
Qualcuno che gli faccia dimenticare un ex.
Qualcuno che gli confermi di essere ancora desiderabili.

Ecco perché tante relazioni partono già storte.
Non nascono dalla condivisione.
Nascono dal bisogno.

E il bisogno, quando è troppo forte, ti fa accettare cose che in condizioni normali non accetteresti mai.

Ti fa giustificare comportamenti tossici.
Ti fa inseguire persone emotivamente assenti.
Ti fa restare dove non sei felice solo per paura di rimanere sola.

Perché, diciamolo chiaramente, la solitudine spaventa.
Soprattutto dopo una certa età.

A vent’anni pensi:
“Troverò sicuramente qualcuno.”

A trenta inizi a fare confronti con le amiche sposate.
A quaranta inizi a chiederti se hai sbagliato tutto.
A cinquanta inizi finalmente a capire che stare male in due è infinitamente peggio che stare bene da soli.

Ed è lì che cambia tutto.

Per anni ci vendono l’idea che l’amore vero debba essere sofferenza.
Che bisogna lottare.
Che bisogna sopportare.
Che “tutte le coppie litigano”.
Che “gli uomini sono fatti così”.
Che “nessuno è perfetto”.

Tutte frasi vere.
Ma usate spesso per giustificare relazioni che ti stanno lentamente spegnendo.

L’amore non dovrebbe consumarti.
Dovrebbe espanderti.

Dovrebbe farti sentire più viva, non più stanca.
Più libera, non più controllata.
Più te stessa, non meno.

E attenzione: questo non significa vivere dentro una pubblicità del Mulino Bianco dove vi guardate negli occhi mangiando biscotti integrali al tramonto.

Le coppie vere litigano.
Si mandano anche a quel paese.
Russano.
Si dimenticano anniversari.
Discutono su come si carica la lavastoviglie.
E lui, inevitabilmente, lascerà sempre qualcosa fuori posto.

È scientifico.

Ma nelle relazioni sane succede una cosa importante:
anche durante i momenti difficili continui a sentirti al sicuro.

Non devi guadagnarti continuamente amore.
Non devi vivere sulle montagne russe emotive.
Non devi avere paura di dire quello che pensi.

Perché l’amore maturo non è tensione continua.
È tranquillità.

E questa cosa da giovani non la capiamo.

Da giovani confondiamo facilmente:
· l’ansia con il desiderio;
· la dipendenza emotiva con l’amore;
· la gelosia con l’interesse;
· il caos con la passione.

Se uno non risponde ai messaggi per otto ore pensiamo:
“Oddio, lo amo.”

No.
Hai un attacco d’ansia.

L’amore vero non ti lascia costantemente nel dubbio.
Non ti costringe a interpretare ogni messaggio come fosse un codice segreto dei servizi segreti.

L’amore sano comunica.
Rassicura.
Si espone.

Poi certo, esistono anche gli uomini misteriosi.
Quelli che “non amano parlare dei propri sentimenti”.
Quelli che “sono fatti così”.
Quelli che spariscono tre giorni e poi tornano con:
“Scusa, periodo complicato.”

Traduzione:
stava benissimo, semplicemente non aveva voglia di sentirti.

E qui entra in gioco una verità che forse farà male leggere:
molte persone non sono innamorate della persona.
Sono innamorate della versione immaginaria che si sono costruite nella testa.

Amiamo il potenziale.
Le possibilità.
Le fantasie.

Il problema è che una relazione la vivi con la persona reale.
Non con il trailer mentale che ti sei fatta alle due di notte ascoltando canzoni malinconiche.

Ecco perché è fondamentale capire che cosa significa amore per te.

Vuoi presenza?
Libertà?
Progetti?
Passione?
Stabilità?
Leggerezza?
Protezione?
Complicità?
Crescita?

Perché se non lo sai tu, finirai inevitabilmente per adattarti alla definizione di amore di qualcun altro.

E a lungo andare questo distrugge.

L’amore più bello che ho visto nelle persone felici non era quello cinematografico.
Non era fatto di frasi perfette o gesti clamorosi.

Era fatto di piccole cose:
guardarsi e capirsi al volo;
ridere delle stesse stupidaggini;
sentirsi a casa anche in silenzio;
scegliersi ancora, ogni giorno, senza doverlo dimostrare continuamente.

Forse alla fine l’amore non ha davvero cinquanta sfumature.

Forse ne ha miliardi.
Una per ogni persona che prova a viverlo.

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