Come ogni sera eccomi nella discoteca più in di Milano.
La musica altissima, i bassi che ti vibrano nello stomaco.
Il terzo bicchierino di Gin che annebbia la percezione dei dettagli e rende tutto più omogeneo, quasi un sogno.
Io appoggiato alla solita balaustra di fianco alle casse JBL che arrivano al soffitto.
E aspetto.
Aspetto che lei che sta ballando in pista mi dedichi uno sguardo, mi faccia un cenno per potermi fare avanti.
È bellissima. Capelli neri a caschetto e due occhi verdi come una gatta.
Mi si piegano le gambe nel vederla. Sono totalmente incapace di intendere e volere.
Il cenno non arriva. Faccio finta di niente.
Non vorrei che pensasse che ci vorrei provare, anche se è quello che vorrei.
Scendo in mezzo alla pista anch’io.
Vorrei parlargli, dirle che sono pazzo di lei. Che non ci dormo la notte.
Voglio conoscerla, sentire la sua voce, sapere tutto di lei.
Se mi dà un’occhiata faccio il gesto al mio amico di andare a bere e sicuramente mi seguirà.
Vado al bar. Non posso andare avanti a bicchierini di Gin sperando che mi segua.
Infatti, non succede, lei è ancora in pista.
Torno alla mia balaustra.
Questo scorcio di un ricordo che dopo trentacinque anni è ancora vivo nella mia memoria mi ricorda quanto ero timido, quante difficoltà avevo nel rapportarmi con l’altro sesso.
Non con tutte. Solo con quelle che mi piacevano per davvero. Se una ragazza non mi interessava era più facile avvicinarmi per conoscerla.
Ero anche un bel ragazzo (qualcuna diceva che assomigliavo a Dave Gahan, forse era solo per il taglio di capelli) ma ero un disastro nell’approccio con le ragazze.
Ho sempre avuto tante amiche, a cui poi presentavo i miei amici con i quali si fidanzavano.
Forse ero uno di quelli da compagnia, simpatico ma innocuo. Chi lo sa.
Ero da poco uscito da una storia durata 4 anni. La mia prima relazione ‘seria’. Lei qualche anno più di me.
Erano gli anni dei paninari e dal martedì alla domenica mi trovavate nei locali della Milano da bere, andando sempre in bianco.
Si, lo ammetto, ero proprio uno sfigato!
Braschi al “Drive In” (mitica trasmissione degli anni ’80) coniò il termine “cuccare” per indicare il conquistare, il rimorchiare una ragazza.
Avevo amici che cuccavano alla grande e siccome ognuno sta con i propri simili io frequentavo quelli come me.
Se sei uno sfigato stai con gli sfigati!
Quelli fighi avevano le Timberland ed il Moncler. Noi le Lumberjack e le felpe della Meeting.
Sfigati anche nell’abbigliamento!
Oggi, passati i cinquant’anni mi rendo conto di quanto ero idiota.
Non serviva il modello alla moda
Non serviva la bella parlantina
Sarebbe stato sufficiente essere sé stessi e avere la consapevolezza delle proprie capacità. Ma queste cose si imparano col tempo.
Ho così deciso di scrivere un libro, non per raccontare la mia storia, ogni tanto ne inserirò qualche pezzo, e neanche per istruire le nuove generazioni a cuccare meglio.
L’intento è quello di aiutare le donne a trovare l’uomo dei loro sogni, con un metodo scientifico anti-sfigati.
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